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          La dote

La dote è un elemento cardine antichissimo del matrimonio inteso come contratto e, all’origine come compravendita. Non a caso, nel diritto romanico e germanico, la stesura dei patti nuziali sulle reciproche donazioni rappresentava già in sé l’atto giuridico del matrimonio.

In antico la vera dote era quella che il marito faceva alla moglie o ai parenti di lei, per rimborsarli dei servigi che perdevano.

L’istituto della dote subì poi nella società romana una profonda evoluzione.

Essa fu sancita dal diritto romano come obbligo per assicurare anche alle figlie femmine il diritto alla successione patrimoniale, una sorte di liquidazione che, all’atto del matrimonio, escludeva la donna dall’asse ereditario della propria famiglia di origine.

La dote era un obbligo morale cui erano obbligati, oltreché la donna che andava sposa, anche i suoi congiunti.

Più tardi, probabilmente sotto Giustiniano, quell’obbligo, da morale fu convertito in giuridico.

Si distinsero tre specie di doti: dos profecticia, costituita a patre vel parente; dos adventicia, costituita da un extraneus; dos recepticia, costituita da terza persona ma col patto di restituzione in proprio favore in caso di scioglimento del matrimonio.

Nell’alto Medioevo le consuetudini germaniche ignoravano la dote nel senso romano, ma avevano qualcosa che le s’accostava: il corredo di vesti e utensili che la donna apportava alla nuova famiglia detto dai Longobardi phaderphium; il prezzo versato dallo sposo al padre della sposa detto mundium, ossia il diritto di tutela che dal padre passava al marito; e infine la Morgengabe, dono fatto dallo sposo alla sposa.           

A partire dal Medioevo, la dote, il corredo divenne un obbligo non solo per i signori e le famiglie aristocratiche che sfoggiavano ricchezze, anche per le famiglie dei contadini divenne un’ossessione a tutto danno delle spose o meglio dei padri che dovevano accasare le figlie.

Col tempo la dote assunse le caratteristiche di un obbligo civile, di un dovere e di un segno della consistenza economica e della rispettabilità della famiglia tanto che era ritenuto disonorevole maritare una figlia senza dote.

La dote era costituita di una parte in corredo il quale era descritto in una lista ove erano elencati gli oggetti, costituiti in capi di biancheria per la casa e per la donna con la relativa cassapanca, materassi e coperte, ma anche in oggetti di rame per la cucina.

A costituire la dote erano obbligati i familiari maschi: in assenza del padre c'erano i fratelli, poi venivano gli zii.

Il documento che proponiamo riguarda un atto di donazione di corredo contratto a Ponte il 9 ottobre 1922.

Risulta, tra l’altro, interessante poiché a costituire la dote è il fratello della sposa ed a sottoscrivere l’atto sono entrambi gli sposi.

 

Sergio Mottola

 

                                         

 

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