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   Diploma Pandolfo

   Assedio Castello anno 1134

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 RICHIESTA DI AUTONOMIA, DEI CITTADINI DI PONTE, AL CONSIGLIO COMUNALE DI PAUPISI

I sottoscritti, rappresentanti la maggioranza degli elettori della frazione di Ponte, ora dipendente dal Comune di Paupisi (Prov. di Benevento) chiedono il ripristino della propria autonomia, che un Decreto Reale del 12 giugno 1829 tolse loro, distruggendo, con un atto arbitrario, tutta una tradizione ed un passato non inglorioso.
A sostegno della richiesta, i sottoscritti sottopongono alcune brevi considerazioni, che trovano conforto nella tradizione, ed hanno la loro base in una condizione di fatto attuale, che richiede, come unico rimedio, l’invocato provvedimento di completa autonomia.
L’attuale frazione di Ponte, fin dal 980 fu terra autonoma, sotto il nome di Castel-Ponte. Pandolfo, Principe di Benevento, in un diploma, fa cenno di questa terra, che nel lungo periodo del feudalesimo, ebbe varie e gloriose vicissitudini:
I suoi naturali seppero, tra due paesi infeudati a potenti famiglie, farsi un territorio superiore ad entrambi, quantunque minore ne fosse il numero degli abitanti.
Così Castel-Ponte, ora Ponte, affermò i suoi diritti su ben 17.700.000 mq. pur avendo una scarsa popolazione, mentre Casalduni, con popolazione più che tripla, aveva un territorio di mq. 23.190.000 e Paupisi, anche con popolazione importante ha un territorio di solo mq. 11.500.000.
Tal fatto ammonisce come i pochi naturali di Ponte seppero ben provvedere alle loro sorti, e l’autonomia amministrativa comunale accortamente tutelare.
Ma il decreto Reale di Francesco di Borbone distrusse anche, quella rigogliosa vita locale, e Ponte divenne una frazione di Casalduni, lontana dal centro non pochi chilometri, priva di ogni pubblico servizio, destinata a versare le proprie rendite per un centro a cui nulla lo ligava.
L’amor di patria però restò vivo nel petto dei cittadini, ed a mantenerlo sempre alto concorsero non pochi fattori.
La ferrovia Napoli-Foggia, per necessità di sviluppo, dovette toccare le falde del piccolo paese; e mentre, ad onta di continue spese allora come ora, la rotabile, che lo univa a Casalduni, veniva continuamente smossa da frane, le nuove vie, che da Ponte andavano verso altri centri, e l’incremento necessario, che la ferrovia produceva, servivano sempre più a discaccar Ponte dal centro Casalduni.
Ed il distacco avvenne nel 29 novembre 1892: la frazione di Ponte, tolta a Casalduni fu aggregata a Paupisi, ed ottenne di avere un bilancio proprio, la lista elettorale separata, ed una rappresentanza nel Consiglio Comunale di quattro sui quindici Consiglieri, che formavano la rappresentanza di Paupisi in quel tempo.
Bastò alla industre popolazione avere questo primo benefizio, perché le riuscisse trovar modo, di raggiungere subito un nuovo e maggiore incremento.
Infatti, mentre il censimento del 1892 riconobbe in Ponte N. 554 di abitanti, l’altro del 1901 riscontrò un aumento di popolazione straordinario:
Ponte era arrivato ad una popolazione di 1569 abitanti.
Come conseguenza dell’avvenuto aumento e delle cresciute energie, sorse necessaria l’azione spiegata nel 1907 dalla borgata, che mentre imprese la pratica per ritornare ad esser Comune autonomo, fece valere i suoi diritti per una più larga partecipazione nell’aumentata rappresentanza Comunale; da poi che proprio per l’avvenuto aumento di popolazione di Ponte, in omaggio alla Legge, il Consiglio Comunale da quindici era stato aumentato a venti Consiglieri.
Tale azione efficacemente condotta, turbò lo stato di quiete apparente, che regnava tra la frazione Ponte ed il centro di Paupisi.
Da quel momento le richieste avanzate, che avevano fondamento di giustizia nell’animo dei cittadini di Ponte, parvero lesive ai rappresentanti di Paupisi: da ciò una lotta fra centro e frazione; l’una, che chiedeva aumento di rappresentanza e separazione, l’altra che contrastava entrambe le richieste.
La lotta fu viva ed aspra; ed il risultato, che si ottenne, mentre parve un trionfo per Paupisi, segnò invece il principio di un periodo fatale agli interessi amministrativi del Centro.
Dappoiché, mentre il Senato nella tornata del 1 luglio 1908 respinse il progetto di legge, già approvato dalla Camera dei Deputati, per la costituzione di Ponte in Comune autonomo, la Eccellentissirna Quarta Sezione del Consiglio di Stato riconobbe, con solenne pronunziato, il diritto di Ponte, di avere dieci sui venti Consiglieri Comunali assegnati al Comune di PaupisiPonte.
Alla base ditale ripartizione si procedette alle elezioni amministrative, le quali dettero quel risultato, che era prevedibile, cioè un Consiglio composto di dieci Consiglieri per Ponte, uniti e stretti in difesa, contro i dieci per Paupisi: due parti uguali ed inconciliabili fra di loro per fatalità 3 cose, per diversità di principii, immensamente lontane, divise per giunta dal fiume, e neppure congiunte da rapporti politici, poiché la frazione di Ponte, restò come attualmente, a far parte elettorale del Collegio di Cerreto Sannita, mentre il centro di Paupisi, invece, è parte del Collegio elettorale di Montesarchio.
Questo stato di fatto produsse le conseguenze fatali, che doveva: quale sia stata la vita e l’opera di quel Consiglio Comunale costituito nel I 908, e che cosa sia avvenuto nel corso di due o tre anni, è facile immaginare.
Commissarii Regi e Commissarii Prefettizi si sOnO alternati: non un solo provvedimento amministrativo ha potuto essere preso ed efficacemente attuato, ogni accordo tentato, dileguandosi al primo ostacolo: insomma uno stato di guerra, guerreggiata, che ha tolto ogni pace tra il centro e la frazione, ognuno diffidente dell’altro, ed insofferente di ogni vincolo e tutela.
Nella sua unione con Paupisi, Ponte vede un ostacolo alla propria espansione: favorito da una indiscussa legge, economico-sociale, che spinge i commerci e gli abitanti dal Colle al piano, attratti soprattutto dalla forza irresistibile della ferrovia, la frazione che ogni giorno vede crescere i suoi fabbricati, non può accettare il dominio del centro, la cui vita va svolgendosi angosciosamente fra le difficoltà economiche, prodotte da fatti anteriori al 1892, a cui la frazione fu estranea.
Unico rimedio a questa incresciosa posizione, si presenta la separazione della frazione di Ponte da Paupisi, e la costituzione di Ponte in Comune autonomo, dandogli il pristino nome di Cas tel-Ponte.
E vero che in tesi generale, la vita di un Comune autonomo importi oneri gravissimi, e richieda mezzi economici rilevanti, per potersi svolgere secondo gli obblighi di Legge, come giustamente e con alto senso politico fu rilevato in Senato, nel 1908, allorché si respinse il progetto di Legge per l’autonomia; ma non è men vero che la frazione di Ponte si trova ora in una condizione privilegiata, e che al momento, in cui fu discussa in Senato la separazione; non ancora era nota la decisione della Quarta Sezione del Consiglio di Stato, che ha creato uno stato di diritto e di fatto completamente nuovo e diverso.
Ora, la nuova condizione di cose, attualmente mette la richiesta di Ponte in aspetto assai diverso, da quello, in cui si trovava nel 1908, e crea uno stato di necessità legale, che certamente allora non esisteva e non potette essere vagliata dal potere legislativo.
In quell’epoca la vita comunale poteva svolgersi ed esistere perché Ponte aveva quattro Consiglieri e Paupisi undici: e quindi era possibile il costituirsi di una maggioranza atta a governare e dal cui seno emanasse Giunta e Sindaco, i quali erano sicuri di veder sostenuta l’opera propria da un certo numero di Consiglieri. Ma ora più non esiste tale condizione di fatto.
Ond’è che mentre nel 1908 si trattava solo di discutere e decidere sulla utilità della richiesta separazione, e sulla opportunità della stessa, ora si tratta invece di concedere la separazione e l’autonomia per regolare una condizione di fatto, sorta come conseguenza dell’applicazione della legge al nuovo incremento della Frazione.
Prima del 1908 la richiesta autonomia poteva essere considerata come una pretensione trascurabile; ora è una vera necessità amministrativa, alla realizzazione della quale, nulla si oppone, poiché anche per quanto riguarda i mezzi finanziarii per la vita amministrativa del nuovo Ente, la posizione è mutata, ed è sicura.
Già l’esistenza di un bilancio separato col quale la frazione ha potuto trovare i mezzi per provvedere a tutti i suoi bisogni, così come se fosse un Comune autonomo, con larghezza e con sani, criterii amministrativi, ed il largo contributo, che porta al bilancio sociale per i servizii comuni, dimostrano come la frazione sia in condizione di provvedere alla propria vita economica. Tanto più che questo bilancio è di gran lunga superiore, nella parte attiva, a quello del centro Paupisi, avverandosi un introito annuo di circa Lire 4000 per canoni comunali, mentre che Paupisi non riscuote altra rendita patrimoniale che quella molto irrisoria di L. 129. Vi è uno stato di fatto, dunque, che allontana ogni preoccupazione.
Ponte, inoltre, già provvede da sola ai proprii bisogni, e contribuisce a provvedere anche ai bisogni del centro come per Legge, quindi, ha in alto, non in isperanza la possibilità di una vita autonoma; basta vedere le spese, che già sostiene per convincersi della verità dell’assunto.
Ma ciò non basta, vi è un fatto morale altissimo, che assicura la vita economica al nuovo Comune, ed è la volontà unanime dei cittadini di Ponte disposti ad ogni sacrifizio economico per raggiungere l’autonomia.
Questo fattore assicura che al Comune di Ponte non mancheranno i mezzi per provvedere abbondantemente a tutti gli obblighi di Legge , e ad organizzare i pubblici servizi, in modo che rispondano alle finalità ed ai bisogni economici del paese.
I sottoscritti vivono fiduciosi di vedere bene appresa questa loro giusta richiesta: in un momento storico, nel quale le libertà popolari trovano nello Stato il loro maggior palladio non è possibile tener più a lungo repressa un aspirazione, che trova le sue radici nella storia, la sua ragion d’essere nelle speciali condizioni topografiche, ed ha per finalità lo sviluppo economico e sociale di un’industre popolazione, a cui il tempo non è riuscito a sopire il sentimento di autonomia goduta per molti secoli.
E chiedono ai rappresentanti del Comune l’opere loro - e l’aiuto necessario per raggiungere tali finalità.
Sarà veramente mirabile esempio di solidarietà, quello, che darà il Consiglio Comunale, se accettando la richiesta dei sottoscritti, prenderà l’iniziativa per restituire a Ponte l’agognata autonomia, che il potere legislativo certamente concederà di fronte al voto unanime del centro e della frazione, manifestato in forma solenne dalla legittima rappresentanza popolare.
E nell’esprimere tale desiderio i cittadini di Ponte chiedono di restare uniti al Mandamento di Vitulano, avendo oramai stretti tali rapporti d’interessi commerciali, che non sarebbe più possibile spostare senza grave pregiudizio. La vicinanza di Ponte a Vitulano, maggiore che a Pontelandolfo, le facili comunicazioni col resto del Mandamento e con Benevento rendono anche questa seconda richiesta seria ed accettabile sotto ogni rapporto: anche perché Ponte si sente ligata a Paupisi ed al resto del Mandamento, e, se chiede l’autonomia per impellente necessità di sviluppo, non vuole la separazione, anzi invoca l’unione colla reciproca libertà.
La rappresentanza Comunale accetterà e sosterrà certamente i voti contenuti nella presente istanza Agnello Zotti fu Giovanni, Ventucci Libero, Giovannangelo Fusco, Fiorito Crescenzo, Cusanelli Romano Giuseppe, Iannelli Pasquale, Nave Carlo, Nave Giuseppe, Simeone Michele, Piccirillo Antonio, Tommaso Romano, De Nigris Giuseppe, Carlo Corbo, Pica Gennaro, Domenico Meoli, Piccirillo Lorenzo, Pica Angelo, Piccirillo Lorenzo, Luca Simeone fu Pietro, Piccirillo Carlo, Giovanni De Maria, Borzillo Nicola, Sarriano Raffaele, Ventucci Domenico di Antonio, Meola Francesco, De Stasi Pasquale, Nasella Francesco, Libero Simeone, Fiorito Barbato, Meichiorre Biagio, Gaetano Trosino, Nicola Piccirillo, Montaldo Nicola, Carmine Simeone, De Filippo Michele, Leone Nicola, Giovanni Cicchiello, Zotti Nicola, Antonio Zotti, Roberto Mattei, Pasquale De Cieco, Nave Lorenzo, Iannella Giuseppe, Nicola Simeone, Giovanni Mazzarelli, Pellegrino Nave, Zotti Michele, Fusco Michele, Nicola Trosino, Nicola Meoli, Simeone Pietro, De Cicco Carlo, Leone Antonio, Tommaso Pirozzolo, Giuseppe Borzillo, Capobianco... fu Donato, Fusco Giovanni, Libero Capobianco, G. Battista Limato, Altieri Francesco, ... Sarriano, Piccirillo Paolo, Lorenzo Ocone, Andrea Borzillo, Dott. Sisto DAloia, Fusco Giovanni, Giuseppe Fusco, Romano Salvatore, Simeone Girolamo, Zotti Pellegrino, Pietro Borzillo, Rocco De Maria, Pica Giovanni, Guglielmucci Giovanni, Pica Pietro, Donato Capobianco, Angelo Cerulo, Daniele Cerulo, Salvatore Nave, Antonio De Cicco, Simeone Guiseppe, Bianco Pasquale,... Pietro, Giuseppe Fiorito, Giovanni Nave, Gioacchino Palumbo, Francesco Palumbo, Camillo Palumbo, Simeone Giovanni, Altieri Giuseppe, Peca Cosimo, Guglielmucci Vincenzo, Capobianco Domenico, Capobianco Pietro, Romano Pasquale, Giovanni Trosino, Romano Antonio, Angelo De Filippo, Cicchiello Romualdo, Cicchiello Pasquale, Pasquale Capobianco, Domenico De Filippo, Antonio Gug1ie1mucci,... Borzillo, Pasquale Pica, Ventucci Alfonso, Ventucci Cosimo, Perugini, Nave Libero, Giovanni maestro Palladino, Raffaele Mazzaccara fu Giuseppe, Gaetano Dott. Guglielmucci, Nicolantonio Corbo Farmacista, Domenico Dott. Corbo, Giuseppe Del Vecchio fu Pasquale, Leone Ippolito fu Angelo, Leone Ernesto fu Angelo, Dott. Gennaro Romano, Dott. Leonardo Romano, Giovanni Gianguitto, Dott. Del Vecchio Pasquale,.. . De Blasio, Gennaro Del Vecchio fu Giuseppe, Francesco Cocucci, Vincenzo De Angelis fu Luigi, Angelo De Angelis fu Luigi, Cicchiello Filippo, Nave Nicola fu Pellegrino, Giovanni Melillo, Avvocato Francesco..., Nicola Zotti fu Giovanni.
Tutte le firme sopra riportate furono autenticate, dal notaio Francesco Saverio Racchi di Casalduni, nella casa municipale del comune di Ponte posta in contrada Piano Fosse alla presenza dei testimoni Pietro Augusto Lauri fu Antonio domiciliato a Ponte a contrada Vicinato di Dentro e di professione commesso ferroviario e Domenico Romano fu Giovanni domiciliato in Ponte a contrada Piazza Olmo di professione proprietario.

 

CAMERA DEI DEPUTATI

PROPOSTA DI LEGGE N. 1429
d’iniziativa dei deputati

Bianchi Leonardo e Venditti
svolta e presa in considerazione il 28 maggio 1913

Distacco della frazione Ponte dal comune di Paupisi, e costituzione di essa in comune

Onorevoli colleghi! — La borgata di Ponte (abitanti n. 1833), attualmente frazione del comune di Paupisi (il cui capoluogo ha n. 1988 abitanti), chiede di essere distaccata e costituita in comune autonomo. Non ha i 4.000 abitanti richiesti dall’articolo 115 legge comunale e provinciale perché il provvedimento possa essere domandato per regio decreto: occorre quindi una legge; e ci onoriamo di proporla, per iniziativa parlamentare, noi due deputati rappresentanti di quelle due terre, uno, cioè, del capoluogo (Bianchi Leonardo, collegio di Montesarchio), l’altro della frazione (Venditti, collegio di Cerreto Sannita).
Questo fatto della nostra comune proposta di legge varrà a far notare subito due cose: che, cioè, la separazione è voluta ora di accordo dai due popoli, e che essa risponde anche alla preesistente e naturale circoscrizione politica delle due terre.
In proposito, anzi, sentiamo l’obbligo di rilevare, che se una volta erano ragioni di opportunità e di sperati vantaggi, che inducevano solo Ponte a invocare la separazione suddetta, ora questa è invocata anche da Paupisi e anche per vera necessità di vita amministrativa e di propria autonomia
Infatti Ponte, per ragioni di opportunità e di vantaggi, oltre la citata diversità della circoscrizione politica, notava queste altre: lontananza dal capoluogo 8 chilometri; frequenti inevitabili conflitti con Paupisi, per dispute amministrative e di società; legittima aspirazione propria di diventare comune autonomo, per le sue tradizioni (essendo stato comune autonomo fino al 1829), pel suo continuo e progressivo sviluppo, data la sua posizione sopra una notevole stazione ferroviaria, e per le sue stesse condizioni di bilancio attuale.
Sono, però, sopravvenute più gravi ragioni di necessità della separazione, nell’interesse della stessa autonomia di Paupisi; e sono queste: Prima il consiglio comunale avea 15 consiglieri, dei quali 5 soli erano di Ponte. Ora, appunto per l’aumento di popolazione di Ponte, in virtù della decisione della Giunta amministrativa di Benevento del dì 16 luglio 1907 (articoli 57, 118 e 269 legge comunale e provinciale), contestata da Paupisi, e confermata in sede contenziosa dalla 4ª sezione del consiglio di Stato con decisione 6 marzo 1908, il numero dei consiglieri è aumentato a 20, cioè 10 per Ponte e 10 per Paupisi. E a causa dei conflitti tradizionali e inconciliabili, la vita amministrativa del comune è gravemente turbata, e spesso può dirsi del tutto paralizzata; — ed è questa una causa permanente che non sono riusciti a distruggere né potranno mai riuscirvi i commissarii regi. E vi è di più: i 10 consiglieri di Ponte manifestano la pericolosa tendenza di far deliberare che la sede del capoluogo sia trasferita a Ponte; il che menerebbe nientemeno alla conseguenza di far diventare Paupisi la frazione. E questo grave e pericoloso conflitto non può essere evitato, se non con la separazione.
D’altra parte poi le aspirazioni di Ponte di diventare comune autonomo sono giustificate non solo dalle tradizioni e dal progressivo sviluppo sopra notati, ma come accennammo, anche dalle condizioni di bilancio.
La frazione di Ponte oggi, nel bilancio proprio, è caricata di queste spese:
ufficio comunale (casa, segretario, stato civile, anagrafe); ufficio di conciliazione; pubblica sicurezza; istruzione elementare (due maestri); servizio sanitario (medico condotto proprio). Ed ha poi nel bilancio sociale col capoluogo circa la metà della spesa. Invece, con lo schema che abbiamo presentato per un bilancio del comune autonomo, la borgata di Ponte dimostra che essa può provvedere da sola a tutti i suoi servizi con le sole rendite patrimoniali e di centesimi addizionali sul tributo fondiario. Onde la sua autonomia sarebbe così sostenuta anche senza bisogno di ricorrere agli altri tributi autorizzati dalla legge.
E i consigli locali (comunale e provinciale) hanno perciò manifestato pareri favorevoli pel distacco e per l’autonomia.
Confidiamo quindi che, in vista di tali condizioni, la Camera vorrà approvare il disegno di legge che proponiamo con questi due articoli:

PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1

La frazione Ponte è distaccata dal comune di Paupisi e costituita in comune autonomo a decorrere dal 1° luglio 1913.

Art. 2.

Il Governo del Re è autorizzato ad emanare tutte le disposizioni necessarie per l’attuazione della presente legge.

 

Tratto da "Ponte tra cronaca e storie" di Giuseppe Corbo 

 

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