Sabato 17 Gennaio
Ore 18:30
Piazza Fontana Longa – Ponte (BN)
La tradizione torna a scaldare il cuore della comunità!
Come ogni anno, il Fuoco di Sant’Antuono illuminerà la piazza con la sua fiamma simbolica, portando con sé il calore delle radici, il gusto della convivialità e il ritmo della musica popolare.
Musica dal vivo: ...
Gastronomia tipica: ...
Accensione del grande Falò: un rito che unisce passato e presente
Organizzato dalla PRO LOCO di PONTE Aps con il patrocinio del Comune di Ponte, l’evento celebra la forza della tradizione e il piacere dello stare insieme.
Il 17 gennaio ricorre la memoria di Sant’Antonio Abate, uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa, viene infatti ricordato anche dagli ortodossi come il Grande, e soprattutto è un santo molto amato dai nostri predecessori.
Di origine orientale, come la nostra Santa Anastasìa, si deve a lui la nascita del monachesimo e il primo esempio di ‘ora et labora’ che in seguito sarà la Regola benedettina.
La devozione popolare ne diffonderà il culto ovunque, sia nell’Impero Romano d’Oriente che in quello d’Occidente, e lo assocerà principalmente alla protezione degli animali domestici, con il suo immancabile porcellino che entra di diritto nella sua iconografia, a cui si sono aggiunti nel tempo altri simboli, tra cui quelli principali del fuoco, del bastone, del campanello e del Tau, quest’ultimo secoli prima di essere associato ad un altro Grande Santo amante degli animali: San Francesco.
tratto dalla ricerca di Laura Coletta, Consigliere della PRO LOCO di PONTE
Sant'Antonio Abate nacque nel cuore dell'Egitto, nell’attuale Qumans, intorno al 250 d.C., da una famiglia di agiati agricoltori. Ed è proprio il mondo agricolo che ne tramanda da sempre la devozione e le tradizioni a lui legate. Rimasto orfano, intorno ai vent’anni circa, fu attratto dal messaggio evangelico del: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi ciò che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi».
Secondo la tradizione cattolica chiese a Dio di indicargli come mettersi al Suo servizio e in quel momento vide un anacoreta che alternava la preghiera con l’intrecciare una corda, intuendo quindi che andavano portati avanti anche aspetti pratici e materiali in aggiunta all’ascetismo. Pur vivendo da eremita, infatti, non negò mai il proprio aiuto ai cristiani che andavano a cercarlo e all’occorrenza uscì dal romitaggio è tornò nel mondo per prestare il suo sostegno e la sua sapienza ai cristiani perseguitati. Morì nel 356, il 17 gennaio, pare ultracentenario.
La tradizione ci ha traghettato la figura di un Santo protettore contro i mali invisibili come le tentazioni del demonio, ma anche contro quelli fisici come il famigerato Herpes Zoster o l’ergotismo; è il protettore degli animali domestici, i quali assicuravano la sopravvivenza e la ricchezza nei tempi passati ed era ed è quindi molto vicino ai cristiani e alle loro difficoltà quotidiane, immediate e pratiche.
Infatti, in alcune aree veniva e viene tutt’ora invocato per ritrovare oggetti perduti, come il Santo di Padova, e le fanciulle in età da marito recitavano una piccola strofa per chiedere al Santo di trovar loro un ‘buon partito’.
tratto dalla ricerca di Laura Coletta, Consigliere della PRO LOCO di PONTE
Sant’Antonio Abate è chiamato, soprattutto nei paesi del meridione, ‘Sant’Antuono’. Questo per distinguerlo dall’altro Santo, altrettanto amato, Sant’Antonio di Padova, che aveva assunto proprio il suo nome considerandolo un grande esempio da emulare.
Nel giorno della sua memoria liturgica, il 17 gennaio, lì dove la tradizione è ancora viva, si benedicono le stalle e si portano a benedire gli animali domestici. In realtà, la tradizione di benedire gli animali (in particolare i maiali) non è legata direttamente a sant'Antonio: nacque nel Medioevo in terra tedesca, quando era consuetudine che ogni villaggio allevasse un maiale da destinare all'Ospedale dove prestavano il loro servizio i monaci di sant'Antonio.
In quella data, inoltre, e soprattutto nei paesi agricoli e nelle cascine, si usavano accendere dei gran falò chiamati anche “focarazzi” o “ceppi” o semplicemente “falò di sant’Antonio”. Come tutti i falò accesi nelle campagne anticamente, questi fuochi avevano una funzione purificatrice e fecondatrice, assecondavano le tappe che segnavano il passaggio dall’inverno alla imminente primavera. Le braci venivano portate in casa nei bracieri per riscaldare la casa o per far asciugare i panni umidi, le ceneri e il carbone venivano sparse sui campi per propiziare fertilità, qualcuno ne conservava un po’ a mo’ di amuleti apotropaici.
Questa sua vicinanza al fuoco (in alcune iconografie ha, infatti, una fiammella nella mano e la leggenda ci ricorda che è sceso nell’Inferno per riprendere e riportare agli uomini il fuoco, così importante per la sopravvivenza, non solo in inverno), lo ha deputato ad essere patrono dei pompieri e di chiunque lavori con il fuoco, è invocato da chi ‘brucia’ in preda ai dolori causati dall’herpes zoster, detto fuoco di Sant’Antonio, ed è anche patrono di tutti gli addetti alla lavorazione del maiale, vivo o macellato.
Nei paesi di origine celtica, sant’Antonio assunse le funzioni della divinità della rinascita e della luce, Lugh, il garante di nuova vita, a cui erano consacrati cinghiali e maiali. Questa assimilazione è visibile in immagini e opere d’arte che pongono ai piedi del Santo un cinghiale al posto del maialino. In realtà le sovrapposizioni coincidono nelle simbologie e nelle immagini con cui le tradizioni ce li hanno traghettati nei secoli inserendoci in una lunghissima catena di trasmissione di significati, di simboli, di riti.
tratto dalla ricerca di Laura Coletta, Consigliere della PRO LOCO di PONTE
Sant'Antonio Abate, opera attribuita a Alessandro Bonvicino, detto ‘il Moretto’. Dipinto a olio su tela (297x148 cm) databile al 1530-1534 e conservato nel santuario della Madonna della Neve di Auro, frazione di Casto, in provincia di Brescia.
Molti di noi conoscono la leggenda che ci raccontavano da piccoli su come Sant’Antonio avesse rubato il fuoco all’Inferno, grazie al suo maialino dispettoso e al suo bastone, per riportare il fuoco agli uomini che non ne avevano più.
Tolti i parallelismi con Prometeo, che secondo la mitologia greca riportò il fuoco agli uomini rubandolo agli dei (anche questa una bella storia da raccontare intorno al fuoco come si faceva tanto tempo fa nelle notti d’inverno), vi lasciamo da leggere a grandi e piccini, in attesa del falò, il racconto riportato in Fiabe Italiane di Italo Calvino.
“Una volta, al mondo, non c’era il fuoco. Gli uomini avevano freddo e andarono da sant’Antonio che stava nel deserto a pregarlo che facesse qualcosa per loro, che con quel freddo non potevano più vivere. Sant’Antonio ne ebbe compassione e siccome il fuoco era all’inferno, decise di andarlo a prendere.
Sant’Antonio prima di fare il santo era stato porcaro, e un porchetto della sua mandria non l’aveva mai voluto abbandonare e lo seguiva sempre. Così sant’Antonio, col suo porchetto e il suo bastone di ferula si presentò alla porta dell’Inferno e bussò.
«Apritemi, che ho freddo e mi voglio riscaldare!».
I diavoli, dalla porta, videro subito che quello non era un peccatore ma un santo e dissero: «No, no! T’abbiamo riconosciuto! Non t’apriamo!».
«Apritemi! Ho freddo!», insisteva sant’Antonio, e il porco grufolava contro la porta.
«Il porco te lo lasciamo entrare, ma te no!», dissero i diavoli, e aprirono uno spiraglio, tanto che entrasse il porco. Il porco di sant’Antonio, appena fu nell’Inferno, cominciò a scorrazzare e grufolare per ogni dove, e metteva tutto in scompiglio. I diavoli dovevano corrergli dietro a raccogliere tizzoni, a raccattare pezzi di sughero, a rialzare tridenti che lui faceva cadere, a rimetter a posto forche e strumenti di tortura. Non ne potevano più, ma non riuscivano ad acchiappare il porco né a cacciarlo via. Finirono per rivolgersi al Santo, che era rimasto fuori dalla porta: «Quel tuo porco maledetto ci mette tutto in disordine! Vienitelo a riprendere». Sant’Antonio entrò nell’Inferno, toccò il porco col suo bastone e quello se ne stette subito quieto.
«Visto che ci sono – disse sant’Antonio – mi siedo un momento a scaldarmi», e si sedette su un sacco di sughero, proprio sul passaggio, stendendo le mani verso il fuoco. Ogni tanto, davanti a lui passava un diavolo di corsa che andava a dire a Lucifero di qualche anima di questo mondo che lui aveva fatto cadere in peccato. E sant’Antonio, col suo bastone di ferula, giù una legnata sulla schiena! Sant’Antonio posò il bastone con la punta in terra inclinato accanto a sé, e il primo diavolo che passò di corsa gridando: «Lucifero! Un’anima sicura!», ci inciampò e picchiò la faccia in terra. «Basta! Con questo bastone ci hai annoiato! – dissero i diavoli. – Ora te lo bruciamo». Lo presero e ne ficcarono la punta nelle fiamme.
Il porco in quel momento ricominciò a buttar all’aria tutto: cataste di legna, uncini, torce. «Se volete che lo faccia star buono – disse sant’Antonio – dovete ridarmi il bastone». Glielo ridiedero e il porco stette subito buono. Ma il bastone era di ferula, e il legno di ferula ha il midollo spugnoso, e se una scintilla o un carbonchio c’entra dentro, continua a bruciare di nascosto, senza che di fuori si veda. Così i diavoli non s’accorsero che sant’Antonio aveva il fuoco nel bastone. E sant’Antonio dopo aver predicato ai diavoli, col suo bastone e il suo porchetto se n’andò via, e i diavoli tirarono un sospiro di sollievo.
Appena fu fuori all’aria del mondo, sant’Antonio alzò il bastone con la punta infuocata, e la girò intorno facendo volare le scintille, come dando la benedizione. E cantò: “fuoco, fuoco, per ogni loco, per tutto il mondo, fuoco giocondo!”
Da quel momento, con gran contentezza degli uomini, ci fu il fuoco sulla terra. E sant’Antonio tornò nel suo deserto a meditare.”
tratto dalla ricerca di Laura Coletta, Consigliere della PRO LOCO di PONTE
La Pro Loco AD PONTEM ha assunto degli impegni con gli iscritti, con loro verso la cittadinanza pontese e quella allargata alle aree circostanti di Ponte. Tra questi c’è la rivalutazione delle antiche tradizioni e, l’attività svolta con l’accensione del tradizionale falò di S. Antonio Abate, è in corretta sintonia con questa mission.
La consuetudine di accendere fuochi propiziatori per i raccolti della nuova stagione ha origini pagane ed è legata all’apertura del Carnevale da tempo immemore.
Il legame tra il fuoco e Sant’Antonio Abate nasce, poi, dal fatto che nella mitologia cristiana il Santo è il guardiano dell’inferno, protettore di tutte le attività legate all'agricoltura e all'allevamento degli animali A seguito della peste del 1656 la tradizione dei fuochi si propagò in tutti i paesi assumendo anche una valenza purificatoria.
Il culto di Sant’Antonio Abate, chiamato in tutta la nazione meridionale “Sant’Antuono” non poteva non propagarsi anche nel Sannio, dove gli animali abbondavano. Mantenere la tradizione ha un valore ancora maggiore proprio quando in molti paesi vicini se ne è persa la memoria.
Grazie all'impegno dei nostri iscritti abbiamo avuto l'onore di ospitare intorno al tradizionale falò di S. Antonio Abate molti conterranei, trascorrendo una serata cordiale, tranquilla e fortemente socializzante.
L’anziano, giunto per partecipare, con un bicchiere di vino tra le mani, racconta, con un pò di nostalgia, il ricordo dei falò propiziatori dei contadini: " Non c’era la corrente elettrica nelle campagne e la sera di Sant’Antuono i fuochi segnavano le masserie". Si valutava grandezza e durata del fuoco, quasi come una gara, per poi ritrovarsi tutti intorno al fuoco per consumare la cena. Era commosso e contento per aver rivissuto quei magici momenti e ha ringraziato con affetto. E noi soddisfatti, per aver raccontato, anche se frettolosamente, questo magico momento!
Ed ecco la luce! La luce che AD PONTEM ha portato nelle attività economiche durante le ultime feste di fine anno. Questa luce illumina i momenti bui, segna gioie e speranze.
Speranza di crescere tutti insieme e tutti insieme puntare in alto. Luce propositiva sempre accesa, luce per i nostri occhi.
Pro Loco AD PONTEM vuole essere propositiva e insieme a tutti voi, vivere questo nostro mondo per averlo migliore, contando sul contributo di aggregazione che ancora può giungere da altri nostri conterranei.
Il direttivo con la Presidente Maria Nave, riconosce una particolare gratitudine a tutti i componenti del Gruppo giovani della Pro Loco AD PONTEM, che, insieme ad altri importanti attivisti, ci hanno consentito di condividere la degustazione di pietanze e bevande, di ospitare i più infreddoliti nell'apposito locale riscaldato, di far partire le due mini mongolfiere, di fare spettacolo con i fuochi pirotecnici, di assaporare il gusto delle patate cotte nella cenere, di dialogare seduti intorno al falò. Tutto è stato distribuito gratuitamente, grazie al contributo economico e volontario dei nostri soci.
Cogliamo l’occasione per evidenziare che l’area in cui è stato svolto l’evento è stata totalmente bonificata dai volontari della Pro Loco AD PONTEM, ospitando le persone giunte alla manifestazione in un luogo che, solo qualche settimana fa, era addirittura impraticabile. Dal mondo del volontariato giungono altri segnali positivi per la "Città di Ponte".